Published on 10 Febbraio, 2017 | by Staff

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L’olio di Camelia fra storia e cultura

L’olio ed il fiore di Camelia hanno alle loro spalle una storia affascinante, fatta di tradizioni e di miti della ricchissima cultura giapponese. Per secoli, infatti, il loro segreto è stato custodito gelosamente dalle donne del Sol Levante, abituate ad utilizzare gli estratti e l’olio di Camelia per curare le fattezze del loro viso e la morbidezza dei capelli: un segreto che si è successivamente diffuso in Europa, e che ci permette oggi di godere di tutti gli effetti benefici della Camelia.

Lo Tsubaki-Abura e l’isola di Ooshima

Si racconta che il miglior olio di Camelia provenga da sempre dall’isola di Ooshima, situata nel distretto di Tokyo: il famoso Tsubaki-Abura che, oltre che per fini cosmetici, veniva anche utilizzato per condire i piatti che venivano serviti nelle elegantissime tavole del Giappone antico. Un olio preziosissimo, quello commestibile, alla portata solo dei nobili del Sol Levante. I primi utilizzi dell’olio di Camelia sono da far risalire a molti secoli fa, tanto che è possibile trovarne una testimonianza già nelle antichissime stampe ukiyo raffiguranti le donne giapponesi, intente a massaggiarsi la fluente chioma.

La Camelia nella tradizione giapponese

La Camelia, in Giappone, gode di un rispetto a dir poco sacro. Tanto che i suoi meravigliosi petali, oltre ad essere fonte di tante proprietà curative, sono così belli che vengono considerati come il simbolo dell’amore eterno, e della devozione che (come probabilmente saprete) in Giappone è fondamentale all’interno di una coppia, e che presuppone sempre degli enormi sacrifici. Ed è proprio in questo senso che la Camelia rappresenta anche un portafortuna, un elemento beneaugurante per la vita matrimoniale. A meno di non indossarla fra i capelli: secondo un’antica credenza popolare, infatti, questo gesto allunga l’attesa della gravidanza.

La Camelia in Europa

La pianta di Camelia venne importata in Europa solo nel 1732, per merito della nota Compagnia delle Indie: inizialmente giunse solo all’interno di vasetti contenenti i petali essiccati, poi si cominciò anche a coltivarla direttamente nel vecchio continente, con il nome di “Rosa cinese”.


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